Torno dopo una lunga latitanza, ma perdonatemi. A mia discolpa vi dico: mi hanno insegnato che se non ho niente di buono da dire, allora è meglio che stia zitta.
Non ho voglia di raccontarvi come mi barcameno tra ansia, panico e cazzi vari, davvero. Parliamo d'altro?
Quindi, oggi apriamo la rubrica GLI APPUNTAMENTI DISASTROSI.
Non so voi, ma io ne ho avuti una marea. Una marea di appuntamenti, e anche disastrosi.
Cominciamo con l'epica serata di qualche anno fa con TOMMASO.
Conobbi Tommaso all'università, non so nemmeno come, vie traverse credo. Lo trovavo particolarmente carino, adesso invece scorgo un'inquietante somiglianza con Cecchi Paone.
Il nostro primo appuntamento fu a casa mia. Audace, eh?
Tommaso si presenta da me tutto baldanzoso, ma dopo una breve conversazione mi accorgo che non capisce niente. E adesso? In questi casi a me cade anche l'eros, non ce la faccio. Devi avere un minimo di cervello per risultare un minimo attraente. E il nostro amico in questione non ce la poteva fare.
La bassezza della conversazione viene integrata da un paio di orridi tentativi di saltarmi addosso. Dopo essermi dvincolata in tutti i modi, con modi anche garbati e spiegazioni plausibili, Tommaso mi chiede che l'ho invitato a fare se non ci sto.Poi molla una sonora scoreggia.
Io lo guardo e gli dico: "Se avevi anche una sola e remota possibilità di trombarmi, te la sei giocata adesso".
E lui, per tutta risposta ne fa un'altra.
Non ricordo come ho fatto a farlo uscire da casa, ma ce l'ho fatta.
Siamo diventati pure amici poi, certo, non culo e camicia (lui sarebbe stato senz'altro il culo e io la camicia), nemmeno un amico con cui fare grossi discorsi. Ma un amico. Mi sa che qualche anno fa avevo un certo spirito misericordioso, credo che volessi illuminarlo e fargli guadagnare punti sul campo intellettuale.
Sappiate che ho miseramente fallito.